giovedì, 26 marzo 2009

Libro: Subbuteo Vite in punta di dito

ll Subbuteo non è un gioco: è molto di più. Un rito, un pezzo di storia, un compagno fedele per generazioni di malati di calcio. Oggi è scomparso, o quasi: è diventato un oggetto per collezionisti (fare un giro su eBay per credere). Dopo lo straordinario boom degli anni Settanta e Ottanta, ha perso la battaglia contro la tecnologia: il mercato ha decretato il successo dei videogiochi. Ma chi oggi impazzisce per Pro evolution soccer e non ha mai provato a dribblare un avversario a colpi di indice, proprio non sa cosa si perde.

“ll Calcio in punta di dito” era tutta un’altra cosa. Tecnica e poesia insieme. Meno realismo, certo: ma c’era l’anima, dentro. Sarà retorica, ma forse è giusto cosi: il Subbuteo ha fatto il suo tempo, resta legato a un calcio che non c’è più, fatto di maglie con i numeri da 1 a 11 senza sponsor e nomi. Oggi, il Subbuteo viene celebrato in un libro, “Vite in punta di dito” (edizioni Boogaloo Publishing, 180 pagine, 15 euro): il curatore è Luca Ferrato, nostalgico del panno verde come tutti gli autori e come il responsabile di oldbritishfootball che ha deciso di contribuire alla notorietà della "fatica letteraria" di Luca senza fini di lucro ma semplicemente perchè è un libro nostagicalmente imperdibile. E’ una raccolta di racconti, testimonianze, divagazioni varie: tutte legate al mito del Subbuteo, ai mille ricordi. Perchè ll Subbuteo era un rito, prima che un gioco.

postato da: footballcrazy alle ore marzo 26, 2009 06:58 | link | commenti
categorie: libreria
venerdì, 30 gennaio 2009

FOOTBALL & PUBS


La nascita del Football, The Beautiful Game, è strettamente collegata ad un’altra tipica espressione britannica: il pub. Quel luogo spesso descritto nei racconti di Charles Dickens e che dal 1830 - dopo la legge sulla liberalizzazione della fabbricazione della birra e della relativa vendita - è diventato uno dei punti fermi dell’economia e della cultura inglese moderna. Alla fine dell’Ottocento il legame tra il calcio e l’industria della birra era indissolubile. Talmente tanto, che il calcio nacque a Londra nella Freemason’s Tavern di Great Queen Street, dove i membri di alcuni clubs cittadini si riunirono per codificare le regole del football e per dare vita alla Football Association, la più antica federazione del calcio del mondo. Era il 26 ottobre dell’anno 1863. Non credo fossero astemi e abbiano brindato alla nuova avventura con dell’earl grey tea.
Alcune squadre usavano i pubs come spogliatoi e giocavano in campi adiacenti. Il Sunderland, per esempio, giocò i suoi primi incontri di football in un campo di proprietà del Blue House Inn, mentre l’Everton disputò i propri incontri casalinghi su un campo di proprietà del birraio di Liverpool, John Houlding. E quando il rapporto con l’Everton si deteriorò, Houlding - nel 1892 - fondò il Liverpool Football Club. Insomma, la relazione tra football e pub era talmente forte che nel 1893 il vicario anglicano di Leeds affermò decisamente che “il football è una fascinazione del demonio ed è il fratello gemello del vizio del bere”. Tony Collins, nella Encyclopedia of British Football, ricorda che oltre alle strutture che i locali offrivano alle squadre di calcio, era uso comune che i risultati delle partite di pallone fossero trasmessi col telegrafo, il sabato pomeriggio, proprio nei pubs. Luoghi in cui venivano mostrati e, spesso conservati, i trofei e le coppe vinte e in cui venivano effettuate raccolte dei risparmi per consentire ai clubs di disputare le partite fuori casa. Nel suo libro The People’s Game del 1975, lo storico James Walvin ricorda come “tra le principali istituzioni che producevano squadre di calcio nei primi anni, vi fossero i local pubs (...) i luoghi in cui squadre, managers e supporters si incontravano spesso”. Gli stessi footballers avevano la reputazione di personaggi che si intrattenevano facilmente nei pubs locali dove passavano il proprio tempo libero. Archie Hunter, che giocò nell’Aston Villa, riferisce nel 1890 che “c’è un impressione fuori dall’Inghilterra – specialmente tra quelli che non sanno nulla del giuoco del calcio e non sanno nulla dei calciatori – secondo cui dopo ogni incontro di calcio si finisce tutti quanti a bere più che si può nella taverna più vicina. E’ facile trovare i calciatori nei pubs, - scrive ancora Hunter - specialmente perché è usuale cambiarsi in qualche luogo conveniente; ma nego che i footballers in queste occasioni superino certi limiti. Anzi, al contrario, essi sono piuttosto moderati sia nel bere, sia nel fumare, altrimenti non li si potrebbe vedere giocare a lungo”. E sempre alla birra dobbiamo un particolare ringraziamento se uno dei più forti clubs d’Inghilterra e del mondo ha superato i problemi che ha avuto nei primi anni di vita: nel 1902 il Newton Heath era indebitato per oltre duemila e seicento sterline e rischiava di essere messo in liquidazione. All’incontro tra i soci, Harry Stafford annunciò che un birraio di Manchester, John Henry Davies, era disposto ad accollarsi i debiti del club. La Football League approvò il piano e il Newton Heath cambiò nome. In Manchester United. Pub, birra e calcio hanno segnato, nel bene e nel male, la vita di tanti clubs inglesi. L’Aston Villa, ad esempio, provò a convincere in tutti i modi, i propri giocatori a non bere alcol. William McGregor, uno dei membri del management del club di Birmingham, era un astemio convinto che si batteva in tutti i modi contro i danni prodotti dall’alcol: Peter Lupson nel suo libro Thank God for Football ricorda come il problema dell’alcol fosse particolarmente sentito dal management che cercò di cambiare le abitudini dei propri giocatori. “McGregor - scrive Lupson - decise di prendere in affitto una stanza al coffee house in Aston High Street per costringere i calciatori dell’Aston Villa a frequentare delle riunioni e spettacoli musicali tutti i lunedì della stagione”. E comunque, nonostante ciò, McGregor fu costretto a spendere ingenti somme di danaro per aiutare Jack Reynolds e Jimmy Crabtree, due forti bevitori che, nonostante il loro vizio contribuirono a far vincere la Football League al Villa nella stagione 1895-96.Arnold Hills era un attivo membro della Temperance Society.
Quando fondò i Thames Ironworks nel 1895 pretese che i calciatori fossero astemi e non fumatori. Alla fine decise di mettere un’ammenda per chi fosse trovato a bere. Quando cominciò a diventare difficile convincere gli operai della Thames Iron Works, officina navale londinese, a giocare per il team degli Irons, specialmente per la paura di farsi male e di dover rinunciare al lavoro causa infortuni, una commissione del club decise di assicurare gli operai giocatori in caso di infortunio in campo, come se fosse accaduto sul lavoro. Con una importante clausola: il giocatore infortunato sarebbe dovuto rimanere in casa dalle otto di sera e per l’intera nottata in modo da evitare che andasse a spendere il proprio tempo nella local public house. Quando nel settembre del 1900 Arnold Hills cambiò il nome della squadra in West Ham United, propose alcuni cambiamenti tra i quali quello di avere una squadra di completi astemi. Come risultato ottenne quello di far soprannominare la sua squadra “The Teetotallers”, gli Astemi. Molti calciatori divennero proprietari di pub quando appesero gli scarpini al chiodo a testimonianza di quanto fossero legati i due mondi e, forse, di quanto ci avesse visto lungo il Vicario di Leeds. William “Fatty” Foulke, ex portiere dello Sheffield United fu gestore del pub The Duke a Sheffield. Quando smise di difendere la porta della sua squadra era arrivato a pesare oltre centocinquanta chili. Jimmy Crabtree quando nel 1904 si ritirò dal football, divenne titolare di una licenza per la vendita di alcolici e aprì il Royal Victoria Cross di Birmingham. Crabtree che aveva seri problemi di alcolismo, morì quattro anni più tardi all’età di trentasei anni. Il nazionale scozzese Hughie Gallacher, attaccante di razza di Newcastle e Chelsea, fu un altro straordinario calciatore con grandi problemi di alcolismo. Durante una partita fu accusato di essere ubriaco: si difese dicendo di aver usato un colluttorio fatto in casa con acqua e whisky. Vittima dell’abuso di alcol si ritirò dalle scene. Il 12 giugno 1957 sarebbe dovuto apparire di fronte alla corte del magistrato di Gateshead per rispondere dell’accusa di maltrattamento nei confronti della sua figlia quattordicenne. Gallacher non raggiunse mai quella corte perché il giorno precedente finì decapitato sotto l’espresso York-Edimburgo. Herbert Chapman, il grande manager dell’Arsenal fece il possibile durante la sua carriera per impedire ai suoi calciatori di dedicarsi al vizio del fumo e dell’alcol. Nell’ottobre del 1927 Chapman portò ai Gunners il diciannovenne Eddie Hapgood, di professione milkman. Nella sua biografia Hapgood ricorda il primo incontro con il grande manager e la sorpresa che ebbe quando prima di essere invitato a firmare per il club di Londra nord fu interrogato da Chapman sulle sue abitudini relativamente a fumo e alcolici. “Per fortuna non avevo mai bevuto, nella mia vita, se non durante qualche brindisi in occasioni particolari”, scrisse Hapgood nella sua autobiografia intitolata Football Ambassador. Oggi, in Inghilterra, il pub non è più il luogo in cui i calciatori si cambiano prima delle partite e poi festeggiano le proprie vittorie assieme ai tifosi. A parte la crisi economica che ha investito i pubs inglesi, il calcio è cambiato, i calciatori pure. Non parliamo dell’Italia. Negli anni Settanta, per me che scrivo, era facile incontrare i giocatori della Lazio che festeggiavano le vittorie dello Scudetto di Maestrelli, di Re Cecconi e di Chinaglia dai Fratelli Ovidi a Porta Latina. Non c’erano i pubs, c’erano le trattorie e le osterie. Versioni locali un po’ differenti, ma figlie di uno stesso spirito. Oggi al posto di quella bella trattoria che per l’ultima volta fu imbandita a festa quando la Lazio vinse il suo secondo scudetto c’è un anonimo negozio di cucine. Ma nell’Anno Santo Duemila i calciatori della Lazio non venivano certo a festeggiare in luoghi così poco cool. Chi ama il calcio vecchio stile, chi ancora ricorda a memoria le formazioni di squadre come il Lanerossi Vicenza o la Spal degli anni passati e le ripete spesso, per paura di dimenticarle, però, a Roma sa dove andare. Al Colosseo c’è un pub. Un vecchio pub romano in cui tutti i giovedì si gioca a Subbuteo, si vendono e si comprano squadre e accessori, si scambiano figurine di calciatori e si parla di football memorabilia. Lo Shamrock Irish Pub su iniziativa di Action Now – Play old style vuole ricordare lo stretto legame che esiste non solo tra calcio e pub, ma anche tra calcio e Subbuteo. E quindi tra Subbuteo e pub.
Se per Mark Adolph, suo padre Peter inventò the world's greatest football game, per me, per giocare a Subbuteo, non potrebbe esserci luogo più indicato di un pub storico come quello in cui giochiamo tutti i giovedì. Basta portare una squadra, magari ricordare a memoria una vecchia formazione e il divertimento è garantito.
Il tè dovrebbe esserci, la birra c’è di sicuro. Insieme al Barnet Football Club con il quale gioco io.

postato da: footballcrazy alle ore gennaio 30, 2009 02:23 | link | commenti
categorie: inghilterra, dal web
mercoledì, 28 gennaio 2009

Le grandi rimonte del calcio inglese

Una delle esperienze più adrenaliniche per un appassionato di calcio è sicuramente la rimonta. Rimettere in piedi (e magari vincere) partite fino ad un certo punto perse (spesso di larga misura), sentire montare la carica quando si riduce lo svantaggio, che poi si riduce ancora, e gli avversari sbandano, e poi arriva il pareggio, e tutto sembra possibile. Alcune di queste rimonte sono entrate a buon diritto nella storia: noi ne ricordiamo due in particolare senza pretese di esaustività.



Per i romantici è la rimonta per eccellenza, quella che consacrerà Stanley Matthews nell'Olimpo degli immortali del calcio. Il match, ancora oggi ricordato come 'The Matthews Final', è la finale di FA Cup fra Blackpool e Bolton. Eppure fino alle fasi finali dell'incontro è il Bolton a guidare, portandosi sul 3-1 e rischiando di infliggere a Matthews la 3° sconfitta in altrettante finali. Al 68°, tuttavia, il futuro Sir cambia marcia e serve a Mortensen la palla del 2-3. Il pareggio non arriva però che nei minuti finali, ancora sull'asse Matthews-Mortensen, autore di una tripletta. E non è ancora finita, perchè la magia del futuro Sir Stanley incanta ancora la retroguardia dei Trotters, incapace di fermarne la discesa che culmina con l'assist decisivo a Bill Perry: 4-3 al 92°, e Matthews entra nella storia.

 

1957/58 - Charlton v. Huddersfield

 

In quella stagione le due squadre, impegnate in Second Division, si incontrano ben quattro volte (due in campionato e due in FA Cup), ed è sempre spettacolo: 3-3 nel match di Huddersfield, 2-2 nel primo incontro di Coppa, che nel replay vedrà prevalere gli Addicks per 1-0. Quello che accade nel dicembre 1957 al The Valley, però, è assolutamente straordinario. L'Huddersfield, all'epoca guidato da Bill Shankly, si era portato sul 5-1 quando mancava appena mezz'ora al termine. I padroni di casa erano inoltre ridotti in 10 per un infortunio, situazione non infrequente quando le sostituzioni non erano ancora ammesse. A quel punto accade l'impensabile: John Summers, ala degli Addicks, segna quattro volte e serve l'assist per il gol che ribalta il punteggio sul 6-5. Ma non è finita, perchè i Terriers reagiscono e trovano il 6-6, prima di inchinarsi definitivamente alla giornata di grazia di Summers, che all'ultimo minuto serve a Ryan l'assist dell'incredibile 7-6 finale.

1952/53 - Blackpool v. Bolton
postato da: footballcrazy alle ore gennaio 28, 2009 02:46 | link | commenti
categorie: dal web, partite leggendarie
martedì, 18 novembre 2008

Vorrei

postato da: footballcrazy alle ore novembre 18, 2008 00:24 | link | commenti (2)
categorie: dal web, pensieri ribelli, universo ultras
martedì, 07 ottobre 2008

E' bello essere Mod

"Mod non si nasce, non si diventa: "Mod si scopre di esserlo".Chi è mod lo è per la vita e non per un certo periodo di tempo. Alcune persone hanno creduto di essere mod, vuoi perché volevano provare qualcosa di diverso, vuoi per curiosità o semplicemente perché non avevano niente da fare, ma non essendolo sono sparite presto dalla scena.Il nostro aspetto pulito e sobriamente elegante ci permette di entrare nel sistema ed essere accettati, senza comunque farne realmente parte, ed avendo cosi la possibilità di combatterlo dall'interno .Il mod è come un cavallo di Troia che piazzato all'interno della società, riesce a vivere in modo veramente libero da schemi, mode, consumismo guidato, senza però il pericolo di essere ghettizzato e sconfitto.L'atteggiamento distaccato e freddo nei confronti di chi non si conosce, è una difesa comportamentale, necessaria per non correre il rischio che un'immediata "apertura" ed esternazione dell'idea mod, possa portare ilarità sull'argomento da parte di chi, ostile, si sente "sicuro", della protezione data dall'anonimato in cui vive, grazie al completo allineamento alla società.Mod è essere qualcuno per quello che si è non per quello che si ha, non solo a livello sociale, ma anche dal punto di vista estetico, arrivando a far propria un'eleganza ricercata ma semplice nella sua esasperazione, ben diversa da quella dei modaioli firmati, veri o falsi che siano. L'estrazione sociale di chi è mod è solitamente bassa, salvo rarissime eccezioni che confermano la regola.Si è mod anche in mezzo a persone che non lo sono, vivendo coerentemente con la propria filosofia. Un mod è parte del tessuto sociale e a scuola o sul lavoro difficilmente si trova a contatto con altri mods, ma non per questo in quegli ambiti cambia il suo essere interiore ed esteriore.Chi è mod non ha bisogno di essere capito, ed è già sicuro delle proprie idee, vuole però il massimo rispetto per ciò che è, sicuro di valere molto perché ha trovato la sua giusta dimensione esistenziale.I soldi non sono mai un fine, ma un mezzo che permette di pagare vestiti, scooters, viaggi, trasferte oltre alle normali spese quotidiane, di ogni essere che vive nel mondo occidentale (e non solo).Chi è mod rifiuta la massificazione, questo non significa credersi superiori agli altri o disprezzare chi non è mod, ma solo orgoglio e consapevolezza di essere diversi.Sulla copertina del disco "Quadrophenia" il modernismo viene definito come un'aforisma per affrontare con stile e al meglio le situazioni difficili".Mod e la risposta vera, concreta e spontanea ad un sistema che non piace e che si cerca di sfruttare invece di essere sfruttati.Il modernismo è antitetico al razzismo, all'autoritarismo e alle divise. Pur nascendo in Inghilterra prescinde da ogni ubicazione geografica o caratteristica etnica e lo si può vivere in qualsiasi epoca storica o sotto qualsiasi ordinamento politico in ogni luogo della terra."
Da "Il migliore dei mondi possibili"
[Mods+Scooters+1963+Roger+Mayne.jpg]
postato da: footballcrazy alle ore ottobre 07, 2008 17:52 | link | commenti
categorie: sottoculture
mercoledì, 01 ottobre 2008

Charlie Chaplin

"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà così difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi, vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama. Vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi!"


postato da: footballcrazy alle ore ottobre 01, 2008 01:41 | link | commenti
categorie: personaggi famosi
lunedì, 29 settembre 2008

Quel maledetto 11 novembre

Firenze - E' difficile ripartire, fare finta di avere una vita normale dopo una tragedia che ti sconvolge dentro, soprattutto se pensi che un'altra persona non c'è più per una ragione che, in qualche misura, dipende da te. L'agente di polizia Luigi Spaccarotella, l'uomo che sparò quel colpo di pistola che l'anno scorso uccise Gabriele Sandri in un'area di servizio nei pressi di Arezzo, prova a ripartire chiedendo perdono ai familiari di Gabriele: "Chiedo perdono. Ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile".

Quel maledetto 11 novembre Per la prima volta l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda. "Quel maledetto 11 novembre - racconta - è morta anche una parte di me. Pochi giorni dopo chiesi al vescovo di Arezzo di far arrivare ai Sandri il mio cordoglio. Lui si mise in contatto con persone vicine alla famiglia di Gabriele ma, non so perchè, gli fu risposto che i tempi non erano maturi".

Un colpo accidentale Spaccarotella ripercorre ancora una volta i fatti: "Correvo - racconta - il colpo è partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo". "Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile - aggiunge - non ho più voluto impugnare una pistola, nè salire su un’auto della polizia".

da
ilgiornale.it

postato da: footballcrazy alle ore settembre 29, 2008 16:48 | link | commenti
categorie: dal web, gabriele sandri
giovedì, 25 settembre 2008

ALITALIA SALVA!

Non consideriamo i raccomandati, i benefici che hanno, i loro stipendi, siamo tutti contenti che l'Alitalia la nostra compagnia di bandiera è stata salvata. Ora mi pongo due domande:

1 Posso sapere di ch centrodestra si prende gli onori....i è stata la colpa del suo "quasi" fallimento? perchè il centrosinistra dice che è colpa del centrodestra, il centrodestra dice che è colpa del centro sinistra.

2 domanda numero due, posso sapere di chi si dovrebbe ringraziare per questo salvataggio?

perchè il centrosinistra si prende gli onori, il centrodestra si prende gli onori...

 

 

Almeno rifacciamo gli occhi va...

postato da: footballcrazy alle ore settembre 25, 2008 20:53 | link | commenti
categorie: pensieri ribelli
lunedì, 22 settembre 2008

Oasis pensiero

     

Image

Torno a curare il blog, sperando che l'entusiasmo torni

Bell'articolo dall'inghilterra

ecco l'atteso reportage sulla reazione alle grosse novità del  loro City da parte dei fratelloni Gallagher: Nel mondo del calcio dicasi "sindrome da Atletico" quella sensazione di perenne frustrazione e senso di inferiorità vissuto da una determinata squadra nei confronti della ben più blasonata compagine rivale. Specie se la rivalità in questione si consuma all'interno di una determinata città.

Questo simpatico motto sportivo prende ad esempio la città di Madrid, dove il pur blasonato Atletico è sempre vissuto nell'ombra della squadra forse più leggendaria di sempre, il ben più celebre Real. Ma anche a Manchester, almeno fino ad un annetto fa, la situazione non sembrava poi tanto diversa. Un annetto fa, appunto! Prima che Shinawatra ed Eriksson facessero risorgere il City dalle sue ceneri e lo conducessero a 2 splendide vittorie in altrettante stracittadine. E che dire del presente? Col passaggio di proprietà ai petrolieri arabi, i rags si sono trovati addirittura scippati della palma di squadra più ricca del mondo. Ad esprimere tutto lo stupore della tifoseria SkyBlues per tale verdetto alla BBC ci hanno pensato loro, i due tifosi più illustri della squadra delle Eastlands: Noel e Liam Gallagher. Il chitarrista degli Oasis, nonchè maggiore dei due fratelli, ha infatti espresso così la propria meraviglia: "Ho sempre pensato che 40 anni di lealtà sarebbero stati ripagati in qualche modo e ho sempre sperato che un giorno sarebbe venuto qualcuno che ci permettesse di esaltarci. E sarà bellissimo sapere che ogni litro di benzina che un tifoso del Man Utd utilizzerà per la propria auto finirà dritto dritto a finanziare la nostra campagna acquisti". Liam, vocalist del gruppo, ha rincarato la dose: "Passare dall'essere un piccolo club amato dai tassisti di Londra a una delle squadre più ricche al mondo in poche ore è piuttosto elettrizzante".I due fratelli Gallagher, tra le altre cose, sono famosi in tutto il mondo per il loro vizietto di intonare cori offensivi contro i Red Devils durante i loro concerti: "Li odiamo troppo - ha proseguito Liam - loro e quella spocchia da spacconi ... ma adesso sarà tutta un' altra musica!"
Eh sì,adesso si può proprio dire : "We are...STANDING ON THE SHOULDER OF GIANTS"!

postato da: footballcrazy alle ore settembre 22, 2008 23:25 | link | commenti (1)
categorie: inghilterra
mercoledì, 03 settembre 2008

Buon campionato a tutti

E' iniziato il campionato di calcio, ed è subito bufera, la notizia della prima giornata, non è stata il gesto tecnico di DI NATALE con il quale ha messo a segno la sua prima dobbietta stagionale, non è stata l'esordio di Ronaldinho con la casacca rossonera, la notizia che ha avuto più risalto in questa prima giornata è stata l'esodo dei napoletani nella trasferta romana. Ormai i tempi del famoso GEMELLAGGIO fra queste tifoserie (ora negato da entrambe) è lontano

 questa foto attesta IL C'ERAVAMO TANTO AMATI. Attualmente le due tifoserie divise da una netta rivalità qualcuno  lo scorso  anno  ricorderà l'assalto da parte della tifoseria partenopea al pullman che trasportava ultras giallorossi in un autogrill. Quest'anno il destino ha voluto che proprio alla prima giornata le due formazioni si incontrassero. Ora tutti sappiamo cosa è successo, treno distrutto, panico nella stazione termini, cancelli dell'olimpico sfondati...notizie sentite e risentite...ma io mi chiedo ma sono stati due anni a vietare trasferte "pericolose" e nella partita più a rischio dell'anno che fate date il via libera ai tifosi napoletani...

La trasferta (è un mio pensiero) è una cosa che non si dovrebbe vietare, perchè io che pago ho il diritto di andarci però bisogna prendere delle serie misure di sicurezza.

1 sapevate da 15 giorno quanto rischiosa poteva essere questa partita una volta a conoscenza che i napoletani avevano scelto di viaggiare in treno ma volete organizzare un treno speciale per loro, così persone che non c'entrano nulla con il calcio non avevo problemi.

2 Il questore di Napoli in una intervista ha detto non abbiamo messo agenti in treno perchè non ce n'era bisogno, si con quella tofoserie non c'era bisogno, poi quando ci stanno donne e ragazzetti a manifestare trovi 200 cellerini che picchiano senza pietà.

Ritengo la tifoseria Napoletana attualmente superiore a tutte quelle Italiane, però danneggiare bagni, rompere finestrini, bucare sedili ecc. questo che cazzo centra, questo non è ULTRAS, oppure non è quello che i più vecchi hanno insegnato a me, ULTRAS è aggregazione, goliardia, amiciazia, dividersi mezza bottiglietta d'acqua in 4, aiutarsi a vicenda, ULTRAS è difendere i propri colori ad ogni costo, ma spaccare un cesso che cazzo mi rappresenta. Ed ora cosa succederà sicuramente daranno giornate di squalifica al San Paolo così facciamo scontenti anche chi non ha fatto nulla di tutto ciò, una multa alla società tanto per fare cassa, e vieteranno le prossime trasferte anche a quella parte della tifoseria partenopea che con quei vandali non c'entra nulla....

BUON CAMPIONATO A TUTTI

postato da: footballcrazy alle ore settembre 03, 2008 01:06 | link | commenti
categorie: pensieri ribelli, universo ultras